lunedì 19 febbraio 2018

Coniare nuove parole: Femminicidio e FemminiLIcidio©






   





Coniare nuove parole: Femminicidio e FemminiLIcidio©

L’antropologa M.Lagarde coniò il neologismo femminicidio per definire la violenza estrema contro la donna “in quanto  donna”, quindi come delitto di genere. Ciò ha avuto il merito di sottolineare la gravità di una situazione, che vede il ripetersi di maltrattamenti,  stolking,  stupri e uccisioni al femminile. Evidenziare linguisticamente l’attenzione sul problema, ne ha favorito il riconoscimento nel diritto  umanistico internazionale, e il passaggio dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico.  È necessaria tuttavia un’ulteriore dicitura per comprendere che il fenomeno  non è  solo  il risultato di un comportamento personale distorto, di una mente malata: la rilevanza numerica  dei  casi attinenti  è tale, che il femminicidio risulta ormai diffuso dappertutto, e paradossalmente nei paesi più “progrediti”, l’occidente “civile“.  Tale constatazione  porta ad ascrivere il fenomeno  piuttosto a una sorta di “follia” collettiva:   è tutto il corpo sociale ad essere malato, e a nutrire e sollecitare quella violenza che non accenna a fermarsi.

Un sottofondo di  grande barbarie

Lo si può sottolineare con un ulteriore neologismo, “FemminiLIcidio”, puntando l'attenzione, con questo termine  da me coniato in qualità di linguista e risemantizzatrice, verso quanto di sbagliato c’è  in un’intera  cultura, che,  a dispetto di un protestato progresso,  continua a basarsi su pericolosi sottofondi di grande barbarie.
Sappiamo bene che la cultura “impregna” tutte le manifestazioni umane  e le direziona;  la nostra non si è ancora liberata  da quanto di negativo possiede: di ciò che  per secoli ha portato il genere maschile a primeggiare e dominare sull’altra parte  dell'umanità, non solo  sulle donne, ma  su tutte le creature più deboli e sulla natura.
Nonostante questa deleteria modalità sia stata nel tempo riconosciuta e contrastata,  e  le sia stato pure dato un  nome,  Patriarcato, e nonostante  dopo tante  lotte ci si fosse illusi/e  che fosse stato sconfitto,  in realtà esso è stato solo scalfito, e nel  femminicidio   appare in  tutta la sua ferocia.

L’ultimo avamposto

È chiaro che  per il  maschilista riesca difficile rinunciare  ai  privilegi acquisiti nei secoli storici, e la violenza appare l’ultimo avamposto  in cui si arrocca il  prepotente di turno  per  non  cedere all’inevitabile cambiamento:  e non riuscendovi più con “ le buone”, ricorre  alla violenza.

Nonostante gli sforzi immani di quanti  - donne e uomini di buona volontà - non  si riconoscevano nel Patriarcato  e cercavano di costruire i mondi nuovi  in cui prevalesse il  bene comune e la convivenza civile e pacifica tra tutti gli esseri,  quell’atteggiamento mentale non è ancora stato sconfitto: è anzi ancora così forte da operare fraintendimenti anche nelle parole,  che  arriviamo ad usare in maniera distorta: un esempio fra tutti,  termini  sacri come Amore, vengono  deformati in  costrizione, possesso  e prevaricazione, con le immaginabili conseguenze.

Un nuovo  ordine di valori

Occorre un radicale cambiamento della mentalità comune:  fino a quando  la società non  includerà - a partire  dell'educazione familiare e scolastica e dalla comunicazione  globale - un nuovo  ordine di valori,  fatto di  principi positivi  su cui basarsi per l’evoluzione umana,  in particolare il rispetto per  il principio della Vita e la nostra unità con la terra, non basteranno controlli di polizia o leggi più severe a migliorare le cose.

Parlare di femminilicidio riporta l’attenzione al disprezzo del Principio Femminile stesso, portatore di quei valori fondanti  senza i quali il declino della società è assicurato:  rispetto, cooperazione, autenticità, creatività,  determinazione nel perseguire   verità e giustizia,  lealtà,  responsabilità,  dignità,  gentilezza, 'intelligenza  critica,   pari opportunità,


con cui   sostituire  ignoranza, invidia,  rozzezza,  motivazione al potere,  protagonismo,  compiacenza,  sfiducia,   corsa  al successo e all'arricchimento ad ogni costo,  slealtà,   competizione, ipocrisia,  prostituzione morale  intellettuale e materiale ...

Un termine nuovo per una nuova società
Il neologismo da me coniato ad hoc,  femminiLIcidio, indica che la violenza non si dirige solo contro la donna, ma è un attacco generalizzato contro il pianeta e contro tutte le forme di vita.
Non a caso si parla di stupro della donna in coincidenza con lo stupro della terra, che viene usata dagli umani impazziti come un oggetto da dominare e sfruttare, senza il minimo riguardo per la sopravvivenza  nostra e per le future generazioni, cui rischiamo di lasciare un immane deserto.

Il conio del termine
è significativo, perché “include” quella doppia violenza, evidenziandone cause ed effetti ad ampio raggio,  e ci fa meglio intendere che, al di là dell’essere un gioco linguistico, ciò che è in gioco è la preservazione del genere umano e del pianeta.

Prof. ssa Teri Volini, ricercatrice   





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