mercoledì 13 dicembre 2017

L’angolo delle erbe della Strega Tegiumaro. Il Tarassaco


 Per i lettori distratti: il termine Strega è ovviamente da intendere nel suo significato originario di conoscitrice di erbe, raccoglitrice, esperta di semplici preparati, e molto, molto di più …Verrà in seguito pubblicata un’estrapolazione dalla ricerca della prof.ssa Volini sul tema


 L’angolo delle erbe della Strega Tegiumaro

Il Tarassaco

È l’autunno la stagione in cui possiamo raccogliere, con l’aiuto di una zappetta, le radici di questa pianta eccezionale, che cresce spontanea un po’ dappertutto, ricordando sempre di evitare terreni poco sicuri per inquinamenti di vario tipo, che ormai anche in Basilicata non mancano, tutt’altro!

 Nell’incertezza, ci rivolgeremo ai negozi bio, usufruendo così delle sue proprietà coleretiche e colagoghe ( stimolanti e fluidificanti la bile), che rendono prezioso il tarassaco per il fegato, (itterizia , calcoli biliari…) e in generale per disintossicare l’organismo, riducendo il colesterolo e depurando i reni. Ha diversi nomi: in Sardegna, zicoria burda, In Basilicata, maroglia, in Campania, cicoria selvatica, in Emilia, pessalet, a riprova delle sue qualità diuretiche.



Per tutti è il soffione, che i bambini, insieme al vento, si divertono a sparpagliare nell’aria a fine primavera, aiutandolo a spargere i suoi semi. Pochi forse sanno che i boccioli dei fiori si possono mettere sottaceto, come i capperi. Della pianta si usano anche le foglie esterne, dentellate ( un altro nome del tarassaco è dente di leone), da aggiungere all’insalata, o cotto in minestre … Una scorta di vitamine, per l’inizio della stagione fredda!

La parte più efficace è comunque il rizoma, date le sue proprietà amaro-toniche e digestive. A tal fine, si beve il l’infuso o il decotto delle radici, utile anche - in impacchi sulla pelle- per acne ed eczemi, mentre l’infuso dei fiori aiuta a schiarire in modo dolce le lentiggini - a chi non le ama! –

A riprova del grande potere delle erbe, si deve sempre portar attenzione alle interazioni, specie nel loro utilizzo continuativo: per il tarassaco, cautela in caso di gastrite, ulcera e calcolosi biliare, pressione bassa, o se già si utilizzano diuretici o FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei): al contempo varrebbe la pana d’informarsi bene sull'effettiva necessità di questi ultimi, nei casi in cui basterebbe un cambiamento di alimentazione e di stile di vita per produrre effetti positivi.

Tegiumaro, la strega delle erbe
Basilicata
Casa delle Erbe di Potenza e Castelmezzano 


Cibo e malattie: per evitare il cancro cominciamo dall’alimentazione






 Articolo pubblicato su GLB, dicembre   2017 


Cibo e malattie

Oggi si comincia ad accettare che il cancro - come altre gravi patologie - sia favorito da uno stile di vita anti-fisiologico, oltre che dai potenti inquinanti da cui l’ambiente è violentato. Sotto accusa il cibo acidificante: le ricerche dello scienziato Colin Campbell, con il suo sconvolgente The China Study, fugano ogni dubbio, fornendo le prove scientifiche di quanto peraltro è stato più volte affermato da eminenti e coraggiosi medici, che però sono stati messi a tacere o addirittura esautorati.

Campbell conferma “la strategia alimentare come la maggior priorità per mantenere la salute e prevenire e addirittura invertire la malattia”, insistendo sulla capacità dei cibi vegetali integrali e carboidrati di migliorare decisamente lo stato di salute. Nella pubblicazione, che ha fatto il giro del mondo, il prof. Campbell porta anche le prove delle commistioni tra grandi multinazionali del cibo e dei farmaci e il sistema medico e politico-amministrativo, a riprova dei forti interessi che da decenni impediscono al pubblico di conoscere la realtà dei fatti, in modo da poter attivare dei cambiamenti salvifici.
Il cane che si morde la coda
Dovrebbe essere scontato che le malattie, più o meno gravi, derivino da cattiva alimentazione, dal respirare l’aria non sana e da stili di vita sbagliati (stress, scarso riposo, fattori psicologici ed affettivi, dispiaceri, eccesso di lavoro, inattività fisica etc. ). I nostri vecchi lo sapevano bene, noi invece ci siamo fatti manipolare ben bene, e nemmeno abbiamo potuto contare sull’aiuto degli addetti alla salute pubblica, perché anch’essi subivano la stessa sorte. Su ammissione degli stessi medici, all’università nemmeno si studia, la scienza della nutrizione!
Osserviamo, nella nostra quotidianità, due dati di base: il cibo - che ci coinvolge per 365 giorni con l’ingestione - e l’eccesso - di alimenti acidificanti, e l’inattività fisica; in entrambi i casi si ha una cattiva ossigenazione delle cellule, che a sua volta determina un ambiente acido.

Il fatto è che le sostanze acide che ingeriamo o respiriamo ci privano dell’ossigeno, mentre quelle alcaline lo attirano. E oggi ancora si esita su questo! Eppure tanti medici e ricercatori ci hanno lavorato, pubblicando le loro ricerche fin dall’inizio del secolo scorso; nel 1931 lo scienziato tedesco Otto H. Warburg dichiarava che: “privando una cellula del 35% del suo ossigeno per 48 ore è possibile che si converta in un cancro”, e “Tutte le cellule normali, hanno il bisogno assoluto di ossigeno, ma le cellule tumorali possono vivere senza ossigeno”. “I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini.” 
Nella sua opera “Il metabolismo dei tumori,” mostrava che tutte le forme di cancro sono caratterizzate da due condizioni fondamentali: acidosi del sangue (acido) e ipossia (mancanza di ossigeno). Warburg scoprì che le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno. Le cellule tumorali possono sopravvivere in un ambiente acido, ricco di glucosio e privo di ossigeno

Cibi acidificanti

Il risultato acidificante o alcalinizzante dell’ingestione dei vari cibi viene misurato con una scala chiamata PH, i cui valori vanno da 0 a 14, al valore 7 corrisponde un pH neutro, il valore che le cellule dovrebbero avere per funzionare bene (un po’ più di 7)). Tra gli alimenti che acidificano il corpo, primeggia lo zucchero raffinato e tutti i suoi sottoprodotti( pH molto acido, 2,1);
 la carne e tutti i prodotti di origine animale (latte e formaggi, ricotta, yogurt, ecc);
sale raffinato, farina raffinata e tutti i suoi derivati (pasta, torte, biscotti, ecc);
pane (la maggior parte contiene grassi saturi, margarina, sale, zucchero e conservanti);
 lievito; grassi idrogenati;  antibioticimedicine in generale;
 caffeina (caffè, tè nero, cioccolato); alcool;  tabacco;
tutti gli alimenti manipolati, in scatola, con conservanti, coloranti, aromi, stabilizzanti; bibite, edulcoranti, etc.
Questi cibi anti-fisiologici, molto vicini a quel cibo spazzatura che all’industria alimentare fa comodo produrre, vengono consumati almeno 3 volte al giorno, per tutto l’anno: e qui non è stata neanche considerata la loro scarsa qualità, che peggiora ulteriormente le cose, considerate le modalità innominabili di coltivazione e di allevamento del bestiame, glifosati, pesticidi, concimi chimici, e i terreni stessi dove avvengono le coltivazioni …


                                   
   
Cibi alcalinizzanti

Tutte le verdure crude, che producono ossigeno; i frutti, alcuni semi, come le mandorle, sono fortemente alcalini; i cereali integrali; l’unico cereale alcalinizzante è il miglio, tutti gli altri sono leggermente acidi, ma è bene consumarne per la necessaria percentuale di acidità della dieta.
I cereali vanno consumati cotti.
 Il miele è alcalinizzante, la clorofilla è fortemente alcalina, da qualsiasi pianta, in particolare aloe vera, aloe arborescens etc.
 L’acqua è molto importante per la produzione di ossigeno.
 Preferire i cibi crudi a quelli cotti.
L’ideale è dunque che l’alimentazione sia in prevalenza alcalina, eliminando i prodotti più nocivi. Se si ha il cancro il consiglio è quello di alcalinizzare il più possibile, ricordando che la malattia non si contrae o eredita, mentre si “ereditano” le abitudini alimentari e lo stile di vita.
Il movimento è indispensabile: ossigena tutto il corpo, mentre uno stile di vita sedentario lo spegne.  

Prof.ssa Teri Volini, artista biofila


domenica 26 novembre 2017

Canto verde alla luna - testo poetico di Teri Volini da UNIVERSI



Occhieggiando fra i rami
una pavoncella azzurra sorride



Canto verde alla luna 

Nello stagno
tutto è silenzio

Tre raganelle intonano
una nenia verde

In una nebbia tralucente
sale – lieve –
il loro canto alla luna

Occhieggiando fra i rami
una pavoncella azzurra sorride

Piccole stelle
scendono piano

a danzare con l’acqua e con la pietra
il muschio e le libellule

le erbe e i fiori
nel notturno Universo
















                                                                                Piccole stelle scendono piano 
                                                                      a danzare con l’acqua e con la pietra ...


Canto verde alla luna è uno dei testi poetici pubblicati nella parte prima della raccolta UNIVERSI, dedicato alla natura, al suo mistero, alla sua bellezza e all'insita sacralità delle sue manifestazioni.
Esiste indubbiamente un'intima connessione con le mie opere pittoriche, anch'esse ispirate potentemente dalla natura, ma tra le tante ce n'è una direttamente sinergica, difatti ha lo stesso titolo

Ciò viene espresso nella presentazione della raccolta poetica: 

Le opere poetiche si ritrovano spesso in stretta sinergia con quelle pittoriche, nella comunicazione diretta o subliminale della visione incantata che Teri ha delle cose, dei suoi stupori, del suo impossibile: le “galassie terrestri”, l’essenza di un’Etica ecologica universale, ai confini del tempo e dello spazio....

e ribadito nella prefazione alla Parte terza Poesia Arte Vita- 
del volumetto 


La fonte ispiratrice nell’Artista è unica, ma la sua energia si espande a raggiera in diversi ambiti.
Un rosso filo creativo permea l’opera omnia di Teri Volini: quel che muta è la forma in cui il talento si esprime.
Già in passato era manifesto come e quanto la corrispondenza tra campi in apparenza differenti contribuisse a potenziare e arricchire coralmente la creatività.

Se ne conferma la validità anche quando sono le sue stesse poesie a far da contrappunto – in alcuni casi – alle opere pittoriche o performative.

L’autenticità del sentire e la verità delle visioni permette che i diversi modi espressivi restino indipendenti fra di loro: le opere poetiche non hanno un intento descrittivo delle opere pittoriche, né queste ultime si propongono di essere illustrative delle prime.

Ciò che conta è l’equilibrio, il connubio felice che si crea, la sinergia che si produce, in quel tentativo di realizzare l’armonia e la bellezza che è alla base di tutta la ricerca di Teri.


 il muschio e le libellule
le erbe e i fiori
nel notturno Universo


Teri Volini 
 artista biofila, pittora, poeta 




giovedì 23 novembre 2017

La fiaba di Vassilissa e le lenticchie - articolo pubblicato su GLB di novembre

                         

                       
                                                          "La grande bouffe"

                               



La fiaba di Vassilissa e le lenticchie


Le antiche fiabe sono portatrici di saggezza e fonti di importanti riflessioni, utili a questa umanità quasi allo sbando di cui ci ritroviamo a far parte. Una tra le più significative, presente presso le tradizioni culturali di tutto il mondo, ci è tramandata nella versione russa, in cui una gentile e generosa fanciulla, Vassilissa, smarritasi nel bosco per colpa della matrigna e delle perfide sorelle, si ritrova nella dimora della terribile vecchia saggia Baba Jaga, che in cambio della vita, le richiede alcune prove, tra cui quella di “scegliere”, in un grande cumulo di sporcizia, le lenticchie in esso mescolate, di separarle e di impilare con cura da un lato i grani e dall'altro la spazzatura, in modo che “ciò che nutre” sia ben distinto da “ciò che è da buttar via”...
 Il monito finale, terrificante, è che se non sarà capace di farlo, non avrà salva la vita.



Lenticchie e spazzatura

La fiaba è una metafora più che perfetta per ripensare all’importanza di una dote fondamentale, che oggi sembra essersi smarrita: la capacità di distinguere,in ciascuna situazione, ciò che è di vitale importanza da  ciò che è nocivo e va senza indugio eliminato. Per semplificare, diciamo che non siamo più in grado di “fare la cosa giusta”. Le lenticchie stanno a indicare ciò che è utile, “nutriente“, per la nostra vita, per la nostra crescita, per la nostra evoluzione; in altre versioni della fiaba sono granaglie, semi di papavero e simili, a dover essere separati dai rifiuti, con lo stesso significato.

Il discernimento

Nella nostra vita, in effetti, siamo tenuti a compiere di continuo delle scelte, piccole e grandi, da cui dipende la salute, l'evoluzione culturale e spirituale, il benessere psicofisico, non solo nostro ma familiare, sociale, planetario. Il discorso è assai ampio, riferendosi alla vasta gamma di opzioni quotidiane che costellano la nostra esistenza. Tutto ciò vale dunque per il cibo, le amicizie, la politica, le valutazioni energetiche, l'educazione: ha insomma riferimento diretto con il comportamento quotidiano di ciascuno/a, in ogni ambito e ad ogni istante: è qualcosa di estremamente serio e impegnativo! Le conseguenze di una scarsa o nulla saggezza, consapevolezza o conoscenza sono sotto i nostri occhi e le paghiamo sulla nostra stessa pelle.

Una tavola pericolosa

È un po’ come trovarsi ogni giorno davanti a un’attraente super tavola, imbandita con ogni sorta di cibo, bevande, manicaretti, di nuovi prodotti, ed è forte la tentazione di prendere un po’ di tutto, o peggio, ciò che maggiormente dovremmo evitare: quel dolce ben farcito di creme, panne e cioccolato, un succoso arrosto, salumi, grassi formaggi dal profumo irresistibile: e le deliziose bevande frizzanti, super zuccherine, ipercolorate, senza parlare di quelle alcooliche, provenienti da tutto il pianeta; i gelati e le imperanti merendine, inzeppate di tutto l’innominabile. 

Se davanti a una simile abbondanza ci comportiamo da sprovveduti, senza chiederci cosa è adatto al nostro stato di salute, senza curarci di informarci sulle caratteristiche di ciascun cibo, o se, pur conoscendo i danni che possono derivare dal loro uso e abuso, arraffiamo ciò che ci va; se di quel cibo sfacciatamente esposto guardiamo solo il lato estetico e allettante, e non indaghiamo sulla sua provenienza, sui metodi di coltivazione che l’hanno prodotto, sull’uso di pesticidi e concimi chimici, sul contenuto di additivi, etc. e di conseguenza immettiamo, ogni giorno,  nel nostro stesso corpo e in quello dei nostri figli degli autentici veleni, allora è facile capire che le nostre normali capacità di discernere sono andate perdute, e le conseguenze non saranno certo positive.

L’esempio degli animali

A questo proposito non sarà fuori luogo osservare che, 
 avendo smarrito  le doti dell’intuito e della naturale saggezza, ci facciamo dar lezioni dagli animali, che, seguendo rigorosamente le leggi di natura, non fanno nulla che potrebbe nuocere alla loro sopravvivenza e al prosieguo della specie.(Questo purtroppo non impedisce che vengano poi martoriati o addirittura estinti a causa nostra!).
 Gli umani, al contrario, nonostante la loro vantata “intelligenza”, trovano continuamente nuovi modi per danneggiarsi, a livello personale e, in un gioco perverso e di continuo rimbalzo,fra tutte le nazioni e nei diversi ambiti, con scelte deliranti e autolesionistiche, come le coltivazioni intensive, l’allevamento, l’uso e il consumo degli animali con crudeltà inenarrabili, la distruzione dei territori con mortifere discariche sparse qua e là, estrazioni petrolifere ormai al livello più estremo del fracking, aumento della produzione e vendita di armi, etc. etc., fino a sfiorare la distruzione totale del genere umano e del pianeta.

                   

                                   dal film di Marco Ferreri  "La grande bouffe"(L'abbuffata)


L’Ordine Intangibile della vita

La fiaba di Vassilissa e l’immagine della tavola imbandita sono entrambe potenti metafore di ciò che accade in ogni ambito della nostra vita, dove le tentazioni non gestite saggiamente ci incitano a compiere scelte sbagliate invece che sane, che esigono tutto il nostro impegno, anche di tipo educativo rispetto alle nuove generazioni, molto esposte; tuttavia tali valutazioni diventano indispensabili, poiché da esse dipende letteralmente la nostra sopravvivenza: come ci avvisa l'antica saggezza nelle parole della BabaYaga – rappresentante l’Ordine Intangibile della vita – “se non fai la scelta giusta, non vivrai”...


Prof.ssa TeresaVolini

 detta Teri



artista biofila, ricercatrice
Potenza


terivolini.art@gmail.com 
3392414133



lunedì 20 novembre 2017

L’ERBA DELLE DONNE: LA SALVIA. articolo su GLB per L’ANGOLO DELLE ERBE della Strega Tegiumaro





L’ANGOLO DELLE ERBE

della Strega Tegiumaro



 L’ERBA DELLE DONNE:  LA SALVIA


La potenza guaritrice delle piante officinali  si rivela in pieno nella salvia,  erba salvifica e coadiuvante in diversi disturbi, in particolare quelli tipici delle donne. La sua ricchezza in fitoestrogeni vegetali la rende utile per le mestruazioni dolorose e per taluni disturbi delle ovaie,  mentre la  proprietà di ridurre  la sudorazione, offre sollievo alle vampate di calore della menopausa.
Grazie  ai principi attivi dei suoi oli essenziali, stimola le funzioni dell’intestino e della cistifellea; abbassa la glicemia, ed ha proprietà balsamiche ed espettoranti
Come sottolineavo  nel nostro primo incontro, bisogna essere molto prudenti nell’uso delle erbe , e questo vale pure per la salvia, anche se è un’erba familiare, che viene usata anche in cucina: nei fagioli, ad esempio, nelle carni – per chi ne fa uso – come  ripieno della pasta di casa,  e  favolose sono le frittelle preparate con le foglie della pianta, di una certa grandezza.


Poiché contiene anche tannini, conviene non bollirla, o appena sobbollirla con delicatezza,  così da evitare l’amaro, e ottenere  delle ottime tisane  lasciando che ceda pian piano le sue sostanze all’acqua caldissima, a pentola spenta. Un pizzico di miele, una scorzetta di limone – tutto organico, ovviamente, se non ci vogliamo cuccare pesticidi e tutte le orribili sostanze che usano in agricoltura e che tante malattie fanno arrivare – e voilà la nostra benefica bevanda  dorata …

  
La salvia ha tante altre doti, fra cui quella, in uso esterno,  di pulire e purificare  denti e gengive, anche con arrossamenti e ulcerette, senza gli effetti collaterali dei prodotti  chimici comunemente usati.  Basta masticarle! Dimenticavo: le foglie devono essere fresche, o appena bollite,  per il colluttorio … 



Quando  raccogliamo la salvia, usiamo le foglie -  che potremo comporre in mazzetti e seccare all’ombra,  poi conservarli in sacchetti di carta o tela -  ma anche, nella bella stagione,  le sommità fiorite: e ricordiamo sempre di controllare la purezza del suolo, rifuggendo da  luoghi inquinati,  sempre più frequenti.  
Altrimenti, il consiglio migliore per rifornirvene  è  cercare una  contadina fidata, o  tentare  una piantagione casalinga, con   terriccio sabbioso e  molta luce; pure in questo caso, assicuratevi della provenienza organica  della pianta e seguite  le indicazioni, anche per le innaffiature: è una pianta esigente! D’altra parte, dà tanto!


Tegiumaro 

Casa delle Erbe di Potenza e Castelmezzano 

Il termine strega viene  ovviamente usato nel suo originario significato di conoscitrice di erbe, raccoglitrice, esperta di semplici preparati, e molto di più ….

Verrà in seguito pubblicata un’estrapolazione dalla ricerca della prof.ssa Volini sul tema, tratta dai suoi studi di risemantizzazione,  ovvero il contributo che ognuno/a di noi può dare per "rimettere in piedi il mondo a testa in giù";  ripristinare il giusto significato delle parole, spesso corrotto  nel tempo ad uso e abuso della cultura dominante 



domenica 29 ottobre 2017

L’angolo delle erbe della Strega Tegiumaro: l‘EQUISETO



Articolo di Teri Volini pubblicato su La Grande Lucania  di Ottobre 2017

Premessa per i distratti: il termine Strega è ovviamente da intendere nel suo originario significato di conoscitrice di erbe, raccoglitrice, esperta di semplici preparati, e molto, molto  di più ….
Verrà in seguito pubblicata un’estrapolazione, dalla ricerca della prof.ssa Volini sul tema, tratta dai suoi studi di risemantizzazione,  ovvero il contributo che ognuno/a di noi può dare per "rimettere in piedi il mondo a testa in giù";  ripristinare il giusto significato delle parole, spesso corrotto  nel tempo ad uso e abuso della cultura dominante 

Ed ora: 


Grazie ai poteri magici in mio possesso,

condurrò lettori e lettrici in un percorso di riavvicinamento alla natura.

 Osservando dall’alto dei millenni il vostro strano mondo, mi sono resa conto che la maggior parte di voi si è talmente allontanata dalla natura che non riconosce nemmeno le sue prime figlie, uno dei suoi primi doni: le erbe più semplici, salvo quelle che vede mettere nel suo piatto: figurarsi quelle con proprietà terapeutiche. Addirittura c’è chi le schernisce…

Ehiii, vi ho sentito, vi state chiedendo a quali poteri io mi riferisca? Eccone alcuni: amore per la conoscenza, plurimillenaria esperienza sul campo, sapienza e una grande passione per la Terra, di cui riconosco la priorità e l’incredibile generosità nei confronti di voi umani, benché sfruttatori e ingrati. 

Ho osservato i vostri bambini, specie quelli molto urbanizzati, e sono rimasta inorridita dalla scarsità o nullità della loro esperienza naturale, il che li porta poi a diventare gli aridi adolescenti e i giovani per cui tremate …

Nell'attesa che si ponga rimedio a tutto ciò, creando una nuova cultura che dia alla natura il posto che merita, e a voi umani il piacere del riavvicinamento ad essa, contribuirò al nuovo fermento che comunque percepisco in giro per il mondo, in Italia a cominciare dagli input ultraventennali
di Antonio D’Andrea, fondatore del Movimento Uomini Casalinghi, poi diventato Donne e ragazzi casalinghi, autore di VIVERE CON CURA,
e  con le Amiche delle Erbe, i laboratori e Festival delle erbe, le Scuole delle raccoglitrici e le Case delle Erbe in Molise, a Capracotta e a Triora, e anche piano piano in Basilicata con i tentativi di Antonella Romaniello a Satriano, di Maria Rivecca a Pomarico, di Teri Volini a Potenza e Castelmezzano),
 cominciando a parlarvi delle “vostre”erbe.

Poiché c’è da strabuzzare gli occhi di fronte a quanto state permettendo che si faccia al territorio in termini altamente distruttivi, forse conoscere la preziosità delle erbe potrà contribuire a un risveglio delle vostre coscienze sopite, e magari al formarsi di gruppi con raccoglitrici – insegnanti,  e di “custodi” del territorio, consapevoli di cosa perdete a causa dell’ignoranza e dell’indifferenza.


L’erba di oggi: l'EQUISETO




Conosco molto bene questa pianta: abbiamo quasi la stessa età, io e questo“fossile vegetale”, una delle piante più antiche al mondo.

Centinaia di milioni di anni fa, la terra era popolata da Equiseti giganteschi, alti come alberi. Conosciuto ed utilizzato-fin dai tempi preistorici, l’Equisetum arvense era usato per favorire la cicatrizzazione delle ferite e per fermare l’epistassi. Nota anche come anche “coda cavallina”, predilige i luoghi umidi; l’ideale sono le sponde di un ruscello o di un torrente. Comune nelle zone di montagna e di campagna, cresce anche ai bordi dei campi coltivati, lungo i fossi e le scarpate.

Ricco in ferro, zinco, selenio, antiossidanti, vitamine, sodio, magnesio, rame, potassio, acidi, sostanze nutrienti, oli volatili e di enzimi naturali, ha proprietà diuretiche e un alto contenuto di silice, perciò è utile soprattutto per il tessuto osseo; oltre all’accrescimento delle ossa, .favorisce quello di unghie e capelli e la dentizione.
La raccolta della coda cavallina si fa solitamente all'inizio dell'estate,  ma a seconda delle zone e del clima, si può arrivare anche a fine estate. Bisogna saper riconoscere bene la pianta officinale, perché ce ne sono diverse specie, e alcune sono  tossiche.

La pianta va seccata, privata dei rametti e conservata in luogo asciutto. I rametti possono essere usati, una volta bolliti e filtrati, per pediluvi, semicupi e bagni completi, oppure per arricchire il terreno. Quello che si usa è il fusto sterile, che va sminuzzato per preparare tisana o infuso. Con una macinazione più fine si ottiene la polvere,  ottima per il mantenimento dei  sali minerali. Per sfruttare al meglio le proprietà e i benefici di questa pianta,  è bene assumere la tisana una volta al giorno, per  almeno un mese.

La tisana di equiseto è controindicata durante  gravidanza e allattamento; gli ipertesi devono far attenzione al rischio di interazione con i medicinali.

Il problema oggi, quando si fa raccolta di erbe, è che bisogna assicurarsi della non contaminazione del luogo: se avviene nei pressi di campi coltivati, bisogna essere informati sull’uso di-pesticidi o concimi chimici. 
Non si raccoglie nulla ai bordi delle strade, tranne che dei sentieri di campagna; la stessa cura deve esserci per la provenienza dell’ acqua ai bordi della quale cresce la pianta, specie quando il territorio è sottoposto a estrazioni petrolifere: e tutto ciò rende la raccolta una vera impresa! 


Ma questo, ricordatevelo, l’avete combinato voi, cari Umani.
 Nel vostro stesso interesse, fate marcia indietro!

Tegiumaro, la Strega delle Erbe

I

domenica 24 settembre 2017

AUTUNNO, testo poetico integrale di Teri Volini, dalla raccolta UNIVERSI






Autunno


Ottobre nell’emisfero boreale
Tempo di bilanci

Ai piedi delle grandi querce
s’affrettano squittendo gli scoiattoli

È l’ora di provvedere alle scorte
per l’inverno

Nel castagneto sopramontano
intenso aleggia
un odore di fradicio e di muschio

Insetti semi rami frutti caduti
Tutto ciò che dal folto procede

si mescola al terreno
che si prepara al lungo sonno


Effimere creature vegetali
dai morbidi cappucci

liberano spore nell’aria già più fresca
Misteriosi nell’ombra più profonda
  
piccoli esseri di polvere e d’ali
esplorano un breve intenso spazio
dell’esistere

Poi si dissolvono ritornando alla terra
Nel bosco niente va sprecato


Sui campi arati – al vento ormai
arresi e alla pioggia –

le zolle brune si ricoprono di foglie
in mulinelli fruscianti accartocciate

Assorta in un sospiro di nostalgia
per la passata pienezza delle notti d'agosto

una falce di luna calante color latte
su un ramo di betulla s’è impigliato
ancora tinto

da una tavolozza sfumata verde spento
argento e rame
svettante in cielo quasi fino alle nuvole



 



Nella macchia che infittisce a settentrione
fra gli sprazzi dorati del sole
che inesorabile s’inclina

è tutto un tripudio di galle
di coccole e di bacche

d’un bel colore rosso – nero o violetto –
o giallo arancio – così lucente! –

per la gioia di tordi picchi corvi
di chiassose ghiandaie
e di piccoli merli dal becco giallo

da cui la rosa canina difende inutilmente
i suoi frutti rigonfi con le acute spine

Ostentando cardinalizi cappelli
impavidi ciclamini occhieggiano tra gli arbusti
le radici e i rami bassi del ceduo

nel brivido del primo vento celebrando
della terza stagione l’effimera bellezza