venerdì 22 maggio 2020

Plasmoterapia iperimmune: da Platone a Lucarelli








Da Platone a Lucarelli


di Teri Volini



Nell’antica Grecia,  i sofisti  si vantavano di poter confutare qualsiasi cosa, vera o falsa che fosse: è questa la tecnica usata dalla giornalista Lucarelli su Il Fatto quotidiano, nell’intervista telefonica al prof. De Donno: un uomo giusto, che invece di essere ringraziato e onorato per quanto ha fatto da febbraio nel suo ospedale di Mantova per la cura dei pazienti di Corona Virus, dopo due mesi e mezzo in cui è stato oggetto di di critiche ingiustificate,  tentativi di ridimensionamento della cura - il cui difetto è di  essere efficace e poco costosa -  ostracismi e tormenti  da parte dei borioni di turno, e dopo essersi visto scippare la sua terapia, (intendendo per sua l’utilizzo a fini di guarigione della plasmoterapia iperimmune, da lui usata  - dopo averla riscattata dall’ignoramento ufficiale  -  per salvare vite umane,  

... a quasi fine maggio viene ancora sottoposto ai degenerati tentativi (da parte di   una cronista in chiara ricerca di scoop), di minimizzare, sottovalutare e deridere la persona e l’operato del prof.: lo fa cinicamente, tramite il reiterato tentativo di trascinarlo nei vicoletti degli equivoci, delle menzogne e delle mimimalia, volti addirittura a metterne in dubbio la serietà sul lavoro! 

Ha usato - con una naturale spregiudicatezza e nessuna professionalità
- la tecnica dell’antica scuola eristica - si era ai  tempi di Platone e di Socrate per intenderci, sebbene io tema che Lucarelli non la conosca, non essendo  laureata -   per indurre nell’interlocutore una gratuita agitazione e confusione, e non permettergli di far vertere il discorso su quello che davvero è importante:
 


a) la possibilità di curare i malati di C.V,  a cui il Prof. ha sempre dato la priorità


 b) il gravissimo atto di sottrazione da parte dell’AIFA (Agenzia italiana farmaco) e dell’ISS (Istituto superiore sanità), della guida  nella sperimentazione ufficiale nazionale  all’ospedale di Mantova insieme a Pavia   - dovuta ai proff. Franchini e De Donno (che non solo era stato il primo a utilizzarlo sul campo da febbraio, ma pure con il risultato di ridurre la mortalità al 6% ).

La guida -  e implicitamente il merito -  è  stata assegnata a Pavia e a Pisa: quest’ultima in realtà aveva iniziato strumentalmente la sperimentazione solo l’11 aprile e con un solo paziente interno, senza nemmeno concluderla: un atto inqualificabile!

Lo studio toscano “Tsunami” scelto come modello per la sperimentazione  nazionale: sfido chiunque a non incaxxarsi di brutto, ma De Donno, sebbene provato, da vero signore arriva a dire che alla fine ciò che conta è che la terapia cammini e salvi delle vite umane. Che Persona! Neanche pensa a una denuncia: lui preferisce lavorate, curare: e poi - aggiungo io – con quei Potenti Simpaticoni e i loro ammanigliamenti politici e finanziari, figurarsi...


































EL


Tornando all’“intervista”, mi tocca ricordare che sarebbe dovere dei media esenti da sofisti/cazioni - sottolineare il valore di De Donno e la gravità dell’accaduto: ma alla giornalista scoopista non interessa scoprire la verità, precipitandosi quindi
a stigmatizzare lo spudorato comportamento dei poteri forti,
o almeno portarne e a conoscenza il pubblico, intontito dalle tante falsità spacciate per vere proprio dal mainstream.


QUELLO Sì CHE SAREBBE UN BELLO SCOOP,  CORAGGIOSO E A FIN DI BENE! 


Al contrario lei preferisce la linea trash: il giornalismo spazzatura, quello scandalistico, insomma, continuando imperterrita per tutto il tempo a cercare di trascinare il prof. nel pantano dei dubbi e dei pettegolezzi, con affermazioni capziose, ambigue e fuori luogo: solo una grande,  forse eccessiva correttezza del professore gli ha impedito di chiuderle il telefono in faccia, come chiunque avrebbe fatto.

Il giornalismo responsabile non si confà a Lucarelli , come si vede in questa orribile intervista-farsa.
Lo leggiamo nello scritto pubblicato -  una sua estrapolazione dalla registrazione, e soprattutto lo ascoltiamo: ciò che a lei interessa è sputtanare qualcuno che vale, esporlo al ridicolo (lo chiama Mr. Plasma, che vergogna!), cercando di tirar fuori con compiacimento eventuali aspetti negativi: e se non esistono, li possiamo sempre creare, vero? Magari insinuando, alludendo, intrufolandosi.... Il fine? Rovinare la reputazione di un uomo giusto, deformandone l’immagine.

È un comportamento talmente grave, da portare i malpensanti a delle retro-intenzioni non propriamente incorrotte: certo, questo non si può provare, ma pensare sì: è l’effetto boomerang, altrimenti detto: chi la fa l’aspetti!

Prof.ssa Teri Volini


lunedì 18 maggio 2020

L’assemblea dei pesci stupidi - Sottotitolo: Cui prodest ?













Il giorno 17 maggio ho ricevuto in espresso sulla mia pagina  FB un documento,  che 
 solerti difensori del magnate americano Bill Gates (quali risultano essere i mittenti della replica alle argomentazioni di Sara Cunial ( la deputata italiana che ha prodotto  un intervento  pochi giorni fa  in parlamento),  avevano provveduto a inoltrarmi,  il giorno seguente alla mia condivisione del  video,   un documento così   “perfetto” nella sua articolazione, quanto tempestivo nell’invio, da far pensare a qualche “maligno” che potesse essere un testo già pronto, preparato  in anticipo, ritenendo scontata l’eventualità di notizie attinenti. 

Ci sarà voluto un genio, oppure  un team di persone molto ben addestrate  per realizzarlo, se si pensa che ci si metterebbe  diversi  giorni, se non  settimane, per scrivere un reportage così complesso e puntuale:   sebbene tutto da verificare, come d’altra parte alcune delle  dichiarazioni di Cunial.



Gratuito patrocinio 


Mi auguro che  i solerti difensori  di Gate siano guidati dalla stessa sete  di “verità”  che spinge me e tanti altri/e a lavorare alacremente –  in  gratuito patrocinio – per  quanti sembrano essere dei novelli Davide contro i Golia del nostro tempo: e non mi riferisco a quello meteorologico.  Certo è che, chi fa questo, di solito non é  guidato da interessi – economici o di altro genere –  bensì dal desiderio di comprendere  cosa succeda al di là delle apparenze e dell’ufficialità, e di dare una mano alla ricerca di una verità non falsata da soggetti  o poteri compromessi da fortissime convenienze a che prevalga la “loro” verità. 

Non essendo per niente prevenuta e non avendo tornaconti nascosti o obblighi di parte, non so che dire di fronte a questa “disamina” con cui si è voluto così rapidamente replicare alla pubblicazione dell’intervento della deputata italiana: ad ogni modo,  una naturale  – ma anche coltivata –  sincerità, democraticità  e ampiezza di pensiero mi spingono  dire: “speriamo che abbiano ragione”, che quanto ha detto Cunial sia falso.




Cui prodest?


Tuttavia –  a parte le più evidenti remore colte  nel doc. già solo ad una prima lettura, e prima ancora di mettermi a spulciare le  ben confezionate repliche, per sottolinearne le eventuali  falle –    mi sorge spontaneo un dubbio:  in tutto questo, “cui prodest ?”: a chi conviene?  Non è la prima volta che mi frulla per il capo questa magica espressione latina, l’ho usata pure per inciso in un altro recente articolo,  Fake or not fake, this is the problem :
https://www.talentilucani.it/fake–or–not–fake–this–is–the–problem/?fbclid=IwAR2z8Gj8AfN2iU1fazNdmI86YV7eJRVUqGX1DBmpT–M6vVGZoy05SLEpWZ4



Ed è evidente non esserci vantaggi per la giovane deputata, che con inusuale ardire e molto ardore ha scagliato dei veri macigni in parlamento, mettendo in  dubbio le basi stesse del nostro modo di  vivere: e comunque il solo accennare alla necessità della prevenzione delle malattie tramite una sana alimentazione e la sanificazione del  rapporto con l’ambiente (con tutte le sue implicazioni, sfruttamento, inquinamento etc.) rendevano il suo intervento degno di ascolto e riflessione ...  

Non tutte le sue affermazioni sono per forza da condividere, ma di sicuro a lei non prodest per niente l’esporsi così, e sono certa che il suo intervento – sebbene molto concitato a causa delle reazioni scomposte degli altri deputati,  forzatamente conciso, per la ristrettezza del tempo concesso, incompleto  rispetto ai tanti argomenti toccati –  fosse dettato dal farsi portavoce di un grande Disagio di quella parte della popolazione che non ce la fa più a sopportare  la  scarsa chiarezza da cui siamo avvolti come da una nera nube.




Tergiversare non conviene

Molti cittadini, beotamente, stanno lì a barcamenarsi:  forse per calmare le loro ansie, di sicuro per il terrore di affrontare un cambiamento ormai improrogabile, spesso per l’incapacità  di accettare i tanti errori commessi finora da loro stessi e dall’umanità, nemmeno riflettono sul fatto che questo virus sembra essere qui proprio per forzarci a farlo.
Sì, il Covid–19 ha usato le cattive maniere: si è servito della “ bacchetta della morte”  per farcelo capire, visto che con le buone non lo abbiamo fatto e continuiamo a non farlo, perseverando nel distruggere noi stessi e il pianeta  che ci ospita, a suo inenarrabile detrimento.
 Corona virus , un temibile Maestro di vita  https://terivolini.blogspot.com/2020/03/corona-virus-un-temibile-maestro-di-vita.html



Il complottismo  alla rovescia 


L’unica energia che rimane  a queste persone,  la usano per anelare ardentemente al ritorno ad una normalità che andrebbe invece analizzata se non  rifiutata e ricostruita in toto. Divieto di ritorno alla normalità https://terivolini.blogspot.com/2020/03/divieto–di–ritorno–alla–normalita–teri.html

Nel frattempo criticano e aggrediscono coloro che  si attivano per capirci qualcosa in più: è di  moda oggi definire “complottisti” coloro che faticosamente vogliono informare in modo alternativo: come se in un’ ipotetica assemblea di pesci, una parte della popolazione ittica si rivoltasse contro quelli che cercano di non far cadere tutti nella rete, negandone  persino l’esistenza.  

Verrebbe da dire: vedremo a chi il tempo darà ragione: ma questo tempo non c’è, tutto corre verso non sappiamo cosa, ed è  perciò indifferibile una conoscenza non falsata, dunque  la ricerca di fonti certe, sebbene ciò risulti assai  complicato.



La questione  morale
  
Il problema è sempre quello: l’Etica, che invece di essere un Faro che orienta le scelte nel personale e nel sociale, viene implacabilmente cestinata, come si è visto nel vergognoso procedere della vicenda del professor De Donno, da  AIFA e ISS escluso dalla guida della sperimentazione nazionale della plasmoterapia, insieme a Pavia da lui attivata dal 23 febbraio nell'ospedale di Mantova che dirige, e praticata sul campo “tra gli sbuffi in faccia del coronavirus”,  col risultato di salvare tante vite umane, nonostante la derisione, la diminuzione e il boicottaggio da parte dei “virologi accreditati”.

 
IL PARADOSSO DI CHI GUARISCE E DI CHI SCREDITA 
 https://www.talentilucani.it/il-paradosso-di-chi-guarisce-e-di-chi-scredita/


Se, solo in Italia,   l’Istituto  superiore della sanità e  l’Azienda italiana del farmaco hanno il potere  di cambiare così le carte in tavola, affidando la guida ad un ospedale (Pisa) che aveva cominciato la sperimentazione solo l’11 aprile, poi cessandola,  quindi giusto per entrare in una  “gara” adocchiata quando erano stati chiari i buoni risultati della terapia, fino a poco prima denigrata ....), figurarsi  cosa può avvenire a livello mondiale,  con una OMS patrocinata e pagata da sedicenti filantropi!  

                                                                                                      prof.ssa  Teri Volini

martedì 12 maggio 2020

La cura con il plasma iperimmune: il paradosso di chi guarisce e di chi scredita




 Prof. Giuseppe De Donno (disegno)


Sembra oramai diventato usuale il procedimento - anacronistico e spudorato - di tipo censorio, riduttivo e falsificatore della realtà, a cui il Corona virus – suo malgrado e a dispetto dell’auspicato miglioramento dei rapporti e dell’affermarsi di una nuova etica – sembra invece offrire un osceno vigore. 

Sì, proprio nel 3° millennio e durante una pandemia mondiale, succede che
– mettendo da parte la capacità di scegliere quale delle tante informazioni ricevute merita la priorità – passi in secondo piano la Notizia straordinaria di una terapia guaritrice: si tenta invece in diversi modi e a più livelli di denigrarla e/o di ostacolarne la diffusione, sia sui social che sul mainstream.

Ci riferiamo alla Terapia del Plasma, attivata con successo – salvando vite umane – in Lombardia, dai proff.  De Donno e Franchini, rispettivamente direttore del reparto di pneumologia, ed ematologo e primario del centro trasfusioni dell’ospedale Poma di Mantova, nonché dal policlinico San Matteo di Pavia, in protocollo sperimentale.

Plasma iperimmune



Il plasma iperimmune è destinato a pazienti che non hanno insufficienza respiratoria per più di 10 giorni. Nelle parole di  Giuseppe De Donno: Oggi a Mantova abbiamo il maggior numero di pazienti nell’ambito di questo protocollo e nella nostra sperimentazione non abbiamo avuto alcun decesso tra 48 pazienti con polmoniti.

Il primario lamenta le inspiegabili richieste di indagini dei Nas e la diffusione
di grosse falsità sulla plasmaterapia, sull’efficacia, sui costi, sulla sicurezza, affermando sdegnato: Non abbiamo avuto reazioni avverse e gli indici d’infiammazione si sono ridotti, per cui oggi quei 48 pazienti sono tutti a casa con

le loro famiglie.

Per quanto riguarda i costi della terapia, calcola che, per salvare una vita, occorrano 82 euro: non il costo del plasma, che viene generosamente donato da ex malati ai malati, ma con tutti gli elementi, dalla sacca, al personale, alla macchina e ai reagenti...
Se sono tanti per salvare una vita non ho capito nulla della medicina, afferma amareggiato. 



Ignoramento versus riconoscimento internazionale 


Il professore ha poi commentato l’interesse internazionale su questa sperimentazione: Mi stanno chiamando tutti, l’alto funzionario dell’Onu, il consigliere del ministro della Salute americana, il console del Messico, abbiamo avuto proposte di lavoro nei centri di ricerca. Ogni volta che mi chiama un istituto straniero e non mi chiama mai il nostro Istituto superiore di sanità o non sento il nostro ministro della Salute, sono grandi dolori per un ricercatore come me, medico ospedaliero che si è speso in prima fila nell’emergenza Covid.


De Donno sottolinea la sua amarezza nel constatare che, a fronte dell’apprezzamento dimostratogli a livello internazionale e delle prestigiose offerte di lavoro ricevute, non corrisponde la minima attenzione degli Istituti italiani, e se ne rammarica, evidenziando il mancato riconoscimento di una chance importante per il nostro paese innanzitutto, a prescindere dal risultato finale; di una sperimentazione terapeutica che può cambiare la sorte dell’epidemia e dei malati...



False dichiarazioni e disparità di trattamento 


Chiarisce poi le dichiarazioni del virologo Burioni sui costi alti e le difficoltà di reperimento del plasma, attestando quanto sia grave – da parte di questi – mettere in dubbio la sicurezza del plasma, insinuando che possa trasmettere malattie, e implicitamente quella della rete trasfusionale italiana, immettendo una grossa ombra sul nostro sistema trasfusionale, che è uno dei più sicuri al mondo.
In una delle video interviste, (RadioRadio),
De Donno non si esime dal rispondere con chiarezza disarmante, e anche coraggiosa, visti i frangenti: richiesto dall’intervistatore sul motivo per cui gli istituti preposti all’informazione del settore – Comitato tecnico scientifico, Istituto superiore di sanità – abbiano chiesto conto di ciò che lui sta facendo, risponde di essere curioso di sapere se i Nas stiano investigando sui farmaci usati off-label, privi di prescrizioni accertate e di indicazioni per le polmoniti da coronavirus – interleuchina 6, eparina, clorochina, idrossiclorochina etc. – e quanti abbiano richiesto il consenso ai pazienti per la somministrazione: Noi abbiamo chiesto il consenso a tutti i pazienti, c'è una grandissima differenza e questo dovranno spiegarlo.



Ospedale Carlo Poma Mantova 



L’avversione e il discredito
 
Alla domanda: Perché, se non ci sono controindicazioni, se i pazienti migliorano,
e i costi non sono alti, c'è questa avversione?
De Donno risponde: I motivi sono molteplici: la proposta terapeutica viene da una piccola città, da un piccolo ospedale non molto famoso, ma con delle grandissime professionalità, che hanno ricevuto diverse offerte di lavoro altrove, ma hanno deciso di rimanere.
Inoltre: Il mondo universitario non accetta che da un piccolo ospedale di provincia si possa produrre una terapia che può essere un modello mondiale.
Il mondo accademico è chiuso in se stesso e fa fatica ad accettare che un ospedaliere possa produrre qualcosa che non provenga da loro.


Arriva poi al cuore del problema: Il plasma non è sponsorizzato: è una terapia democratica che tutti dovrebbero sposare. È l'unico strumento magico che può agire contro il coronavirus. È una risorsa nemmeno così scarsa, basta organizzarsi bene.


Un virus mutante 



Mentre il 6 maggio si chiude con ottimi risultati la fase sperimentale a Mantova
e a Pavia, nella
vicenda s’inserisce Rezza, dir. del Dipartimento Malattie Infettive, Istituto superiore di sanità, che l’8 Maggio dichiara a TPI: La terapia al plasma? Funziona, ma ovviamente non sostituisce i farmaci antivirali né tanto meno un vaccino che speriamo possa arrivare il più presto possibile.
E nella stessa intervista:
Ben venga la terapia al plasma, se funziona, ben venga il vaccino e ben vengano altri tipi di trattamenti. A Pavia stanno dosando gli anticorpi dei donatori.
Di Mantova nessuna menzione.


Qualche giorno prima delle altalenanti affermazioni di Rezza, il prof. De Donno, riferendosi alle aspettative di qualcuno per produrre subito il plasma sintetizzandolo, aveva sottolineato, in una videointervista di RadioRadio:  Qualora ciò che si andrà sintetizzare fosse conforme alle stesse caratteristiche di sicurezza ed efficacia (del plasma) io dirò bravi!


Intanto gli preme sottolineare la priorità di avere gli strumenti per salvare le persone, siano i ventilatori i filtri il plasma; di non avere pregiudizi su nulla, di non essere prevenuto sui vaccini, però con delle perplessità, tra cui lo stare ancora aspettando i vaccino contro l'Hiv e l'epatite

Il coronavirus non è statico, è mutante.Lo è anche

quello dell'influenza, e ogni anno si  deve

produrre un nuovo vaccino perché il virus cambia.




Tarro controcorrente: serve una cura più che un vaccino


Non tutti i professori sono sulle stesse posizioni: già il 15 Aprile, in un’intervista a Business Insider, il prof. Giulio Tarro  ̶  virologo, allievo prediletto di Sabin (vaccino contro la poliomielite), primario emerito dell’ospedale Cotugno di Napoli, candidato al Nobel per la medicina 2015  ̶  dall’alto della sua fama internazionale, aveva fatto delle affermazioni sapienti e poco conformi alla linea generale: Il Coronavirus non è Ebola, il vaccino non serve... e : Inutile attendere un vaccino contro il Coronavirus se questo ha come sembra una variante cinese e una padana e sarà dunque complicato averne uno che funziona in entrambi i casi, esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto....

Insomma, secondo il prof. Tarro, più che un vaccino, ora serve la cura.


In un’intervista di Telese a Tarro su TPI, 20 aprile, il professore asserisce che c’è un grave problema di analisi: noi accademici siamo tutti in attesa di questo benedetto vaccino. Bisogna farsi un’altra domanda: il vaccino che cos’è? È un anticorpo. E noi abbiamo già un vaccino naturale negli anticorpi di chi non si è ammalato, malgrado il virus, e di chi ha contratto il virus, ma è guarito.

Bisogna usare il plasma dei guariti. L’infusione di 200 millilitri di plasma è un aiuto enorme per qualsiasi malato. Si chiama plasmaferesi, e non l’ho certo inventata io. Ho sentito dire che in via sperimentale questo tipo di cure sono già in applicazione
a Pavia, a Mantova, a Salerno.


Una terapia democratica

Nelle video interviste si sente che De Donno è molto fiero del fatto che questa cura sia democratica: il popolo che dona al popolo!

Quando l’intervistatore - osservando che, se qualcosa non è prodotto dalle case farmaceutiche, si va con i piedi di piombo –  gli chiede: se il plasma fosse stato sintetizzato in laboratorio, ci sarebbero state tutte queste polemiche? riceve da De Donno un secco: No! seguito dalla riaffermazione che in ogni caso adesso a lui interessa guarire tutti i pazienti possibili, per cui la Cura è prioritaria







Detrattori non ad hoc e ciliegine sulla torta

A fronte dei diversi, rozzi tentativi di alcuni membri della ufficialità medica professorale – non sprovvista di una tracotanza avvalorata dalla onnipresenza sui media – di nascondere, diminuire o distorcere il frutto del suo lavoro, De Donno aveva dovuto anche affrontare una polemica con il virologo Burioni, che il 29 aprile aveva pubblicato un video, in cui commentava la plasmoterapia:
 è qualcosa di serio e già utilizzato.
E: Non è nulla di nuovo, perché in passato anche altre malattie sono state trattate col plasma.
Precisava che: già in Cina si è sperimentata.  Che per lui: è una prospettiva interessante, ma d’emergenza. Non può essere utilizzata ad ampio spettro.. Non mancando di raccomandare: tutte le necessarie precauzioni e i protocolli  da rispettare.
Infine – come ciliegina sulla torta – l’imp(r)udente affermazione che: (la cura) diventa interessantissima nel momento in cui stabiliremo con certezza che utilizzare i sieri dei guariti fa bene, perché avremo aperta una porta eccezionale per una terapia modernissima: un siero artificiale prodotto in laboratorio.
Ma chi l’ha aperta, utilizzandola per il bene dei malati, quella porta?E chi ne vuole prendere il merito?


Io, piccolo pneumologo di periferia


Di fronte a tanti sfacciati travisamenti e tentativi di diminuzione, punzecchiature e appropriazioni indebite, la risposta categorica di De Donno su Facebook: Il signor scienziato, che aveva detto che il coronavirus non sarebbe mai arrivato in Italia, si è accorto in ritardo del plasma iperimmune.

A proposito dei dubbi sulla sicurezza: Forse il prof. non sa cosa è il test  di neutralizzazione. Forse non conosce le metodiche di controllo del plasma. Visto che noi abbiamo il supporto di AVIS, glielo perdono. Io piccolo pneumologo di periferia. Io che non sono mai stato invitato da Fazio o da Vespa. Ora, ci andrà lui a parlare di plasma iperimmune. Ed io e Franchini alzeremo le spalle, perché…. importante è salvare vite! Buona vita, quindi, prof. Burioni. Le abbiamo dato modo di discutere un altro po’. I miei pazienti ringraziano.

Infine una postilla, che suona come una denuncia. De Donno: vedo che si sta già arrovellando su come fare per trasformare una donazione democratica e gratuita in una ‘cosa’ sintetizzata da una casa farmaceutica.


Il giusto riconoscimento

In un’altra video intervista a De Donno: un domani le immunoglobuline si potranno sintetizzare, ma ora io devo avere in mano le armi per salvare i pazienti; però siccome queste vengono proposte dopo il protocollo del plasma, bisognerebbe avere l'umiltà di gratificarci perché abbiamo dato la possibilità di amplificare in laboratorio la nostra scoperta: ma questo coraggio nessuno lo ha, anzi per denigrarci dicono che è roba vecchia, risalente alla spagnola. Intanto sono stati in grado di propinarci solo interleuchina-6 eparina etc. Questo per dire l'ambiente in cui lavoriamo ‘con serenità’.


Il terrore negli occhi

Quando si lavora tutta la giornata, con un paziente che ti sbuffa in faccia il coronavirus e gli leggi il terrore negli occhi, come mi è successo oggi, star dietro
a questi professori è inaccettabile. Dal punto di vista scientifico mi sento minacciato: da Fazio hanno l'obbligo di non nominare Mantova, ma molti hanno criticato quella trasmissione, che non ha fatto una buona informazione rispetto al paese. Non si vuol far passare il messaggio.

Tuttavia,  spiega De Donno, sono moltissimi, gli ospedali che hanno preso esempio dalla sperimentazione: oltre a  Pavia, Crema e Cremona e  Milano, la Valle d’Aosta e il Piemonte, la Toscana, la Puglia, la Calabria



Ospedale S.Matteo, Pavia 



Un’importante rivista scientifica sottometterà il nostro lavoro, analizzerà i nostri risultati, ci dirà se il lavoro che abbiamo compiuto è un lavoro degno di essere pubblicato.



Al Poma di Mantova e al policlinico San Matteo di Pavia si stanno approntando le pubblicazioni scientifiche sulla terapia plasmica con la documentazione completa relativa alla sperimentazione: presto sapremo se verrà riconosciuta la validità di un lavoro tanto prezioso, auspicando che non ci siano interferenze sleali o tentativi di boicottaggio.









articolo/ricerca della prof. ssa Volini, pubblicato su Talenti Lucani il 10 - 5 - 2020 
link:https://www.talentilucani.it/il-paradosso-di-chi-guarisce-e-di-chi-scredita/








giovedì 30 aprile 2020

LA BANCA DEL SEME






 La Banca del Seme della vita
picto-scultura  retroilluminata
cm 200x90
 
 
Risemantizzazione

In qualità di linguista da tempo compio  un lavoro di  Risemantizzazione:
 la ricerca di un significato non conforme a quello abituale,  che spesso
è automatizzato, espressione pedissequa della cultura dominante;
il  ripristino di  modi di dire o parole male usate o manipolate nel loro significato: una sorta di ripulitura da quelle incrostazioni più o meno pesanti che hanno avuto il potere di distorcerne il senso a diversi livelli, spesso con  conseguenze non banali durante il tempo storico, come vedremo. 


Il fatidico “seme”

Nella ricerca delle Fake storiche più deleterie –  almeno per la cosiddetta “ seconda metà del cielo” –  c’è il termine “seme”,  riferito al gamete maschile
. 
Dalla tradizione culturale ordinaria. abbiamo appreso che il maschio umano e quello animale e sono “ i Possessori del Seme”. Il termine è tuttora usato abitualmente: composizione del seme,  banca del  seme,  seme virile,  plasma seminale, inseminazione della femmina, inseminazione artificiale, qualità del seme maschile, liquido seminale...


Un regalo dagli  antichi greci

La consacrazione del termine plurimillenario risale in particolare alla cultura  greca, la cui autorevolezza patriarcale sanciva definitivamente che fosse il maschio ad avere il Privilegio  Procreativo, il “seme”, appunto; mentre la femmina , “limitandosi” a riceverlo nel suo grembo ( come la Terra riceve il seme della pianta, cosa del tutto differente), veniva ridotta a un puro e semplice contenitore: una incubatrice.
Affermava infatti Aristotele: la donna è  solo il ricettacolo all'interno del quale
si esprime il seme maschile.


Conseguenze rilevanti

In estrema sintesi: dobbiamo al  biologo di origine russa Karl von Baer, considerato
il padre dell’embriologia, la  scoperta dell’ovulo (1827), confermata poi nel 1875 dal biologo tedesco Otto Hertwig:  ma nonostante  già  da alcuni secoli sia stato acclarato che la cellula embrionale è formata in egual misura dall'apporto di cellule maschili e femminili, né il termine,  né il  senso distorto  ad esso attribuito, sono stati modificati.

Ciò ha determinato dei fraintendimenti sostanziali e delle conseguenze in negativo  ragguardevoli, per le donne dell’intero pianeta.  L'ignoranza dei  processi procreativi e ed in particolare quella
lapidaria affermazione è stata una della cause della minorazione della donna,  mentre era  rafforzativo della sua “secondarietà” sociale: ha pesato molto sulla precaria condizione del valore  femminile per tutti i 6000 anni  dei secoli storici. 


Errare humanum est, perseverare è diabolico



Una fattrice: tale è stato l'attributo del femminile: e pensare che ai primordi, per migliaia di anni, quando si credeva che fosse solo la donna a procreare, essa era assimilata a una  divinità!

Ma ciò che realmente è sbalorditivo è perseverare nell’errore, continuandosi  tuttora, nel terzo millennio, imperturbabilmente a definire  “seme” il gamete maschile.

Ancor più singolare e persino tragicomico  è che l’equivoco venga perpetrato e diffuso  linguisticamente anche  da   uomini – e  da donne (!) –  di cultura, senza parlare della gente comune che neanche capisce di cosa si parla, e non si fa niente per chiarire come stiano realmente le cose. 
Da una ricerca / intervista informale ad alcune donne di varia  estrazione culturale e sociale, è risultato che quasi tutte ritenevano il “seme”  un attributo maschile:  quando invece  il “seme” si forma esclusivamente nel grembo femminile,  ed è la donna che, oltre al suo contributo genetico, (l’altra metà della cellula), accoglie la nuova vita e la accresce dentro di sé;  porta avanti la gravidanza,  partorisce, cresce, cura e nutre l’umanità!


Opera d’arte

Essendo anche un’artista, pittora e performer  e designer, qualche tempo fa ho realizzato un’opera che definisce visivamente i concetti sopra illustrati: è una picto-scultura con doppio titolo:

LA BANCA DEL SEME, e:  LEI CHE PORTA IN GREMBO GLI UNIVERSI.

In entrambi i casi, il riferimento a quanto ho sopra scritto è chiaro ed esemplare. 





LA BANCA DEL SEME
é
stata in realtà  la prima  delle due opere gemelle a nascere artisticamente, parecchi anni fa, a seguito delle ricerche  sul femminile sulle civiltà ancestrali, attivate  da personalità come  Marjia Gimbutas, Simone De Beauvoir, Margaret Murray, Sigfried Giedion, Armanda Guiducci,  Riane Eisler,  Olympe Des Gouges, Mary Wollstonecraft, Margaret Fuller, Virginia Wolf, Micea Eliade, Carl Gustave  Jung,
 J.J.. Bachofen, J.Stuart Mill , Eric Neumann, Robert Graves, Joseph Campbell,   Ajit Mookerjee, Esther Harding,  Tilde Giani Gallino, Angela Bianchini, Germaine Greer, Mary Daly, Vicki Noble, Sibilla Aleramo,  Carla Lonzi,  Starhawk, Ida Magli, Marina Valcarenghi,
C. PinKola Estés, Sivia Codecasa, Dario Valcarenghi, Philip Rawson, Shakruck Husain, Paolo  Portone e numerosi altri





LEI CHE PORTA IN GREMBO GLI UNIVERSI

Coniugazione del Femminile con
la creazione universale, l’imponente immagine esprime tale concetto con una “semplice” silhouette femminile, immersa in trasparenza  in uno   sfondo  scuro,  allusivo della fervente immensità cosmica e al contempo  della germinazione interna del corpo umano; a quella del grembo in cui cresce il nuovo essere;  a quella della  scura terra  germogliante e del plancton oceanico, fino al ritmo cellulare inteso a tutta la creazione  universale.

L’immagine è  impregnata di dignità,  e sacralità: in chiara evidenza l’ autorevolezza femminile e l’importanza attribuita ai valori di cui questo è portatore.

Un fiore luminoso, o  un sole dal cuore nero è nel suo ventre, aperto sul tutto che è all’inizio di ogni cosa



Teri Volini, mini nota biografica


Pittora, incisora, performer, land artista, designer, ricercatrice, poeta, portatrice di memoria, linguista, conferenziera, ha esposto le magiche suggestioni de La Montagna Stregata – ispirata alle piccole dolomiti lucane di cui è originaria –  seguita da diversi cicli di Opere pittoriche, presenti in oltre 90 mostre personali in sedi regionali, nazionali ed estere, come Potenza, Milano, Zurigo, Winterthur, Nizza, New York, Arles en Provence, Canterbury... con notevoli riscontri di critica e pubblico, ed in numerose collettive, con pubblicazioni, premi e riconoscimenti. 

Tramite i diversi linguaggi espressivi - pittura, scultura, poesia, installazioni, performance, azioni simboliche, manifesti d'artista, video, ricerche, conferenze, articoli, incontri con le giovani generazioni e la società civile, l'Aartsta biofila si fa promotrice di  un nuovo rispetto per il pianeta, percepito non come un oggetto da dominare e sfruttare, ma come Terra Madre, generatrice e nutrice di tutti i viventi. 

Presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha al suo attivo un sito web e un blog, due raccolte poetiche, una trentina di ebook, pubblicazioni su diverse testate a livello regionale e nazionale, la collaborazione in free lance con La Grande Lucania, Il Lucano, Il Capricorno, Talenti Lucani, Valori.

 Canta nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nell’esuberante creatività e nella corrispondente ciclicità con la Natura: l'una e l'altra essendo portatrici e nutrici di vita. Preconizza un tempo in cui l'arte e la vita siano coincidenti ed in cui sia possibile riconquistare l'incanto gioioso di fronte alla bellezza e al mistero della vita sulla terra. 
www.terivolini.it



Biografia artistica ipertestuale di Teri Volini -  parte 1a - Dalla Montagna Stregata alle performances e installazioni
fino al 1999, pagg. 404 - 
https://issuu.com/terivolini9/docs/biografia__artistica_teri_volini_pa

Biografia artistica ipertestuale - Parte 2a  -  Fare arte all’inizio del terzo millennio   - fino al 2009 -  pagg 416 https://issuu.com/terivolini9/docs/biografia_artistica_ipertestuale_di_fcc29ada2a5632


 Biografia ipertestuale parte 3a  L'arte che crea strutture  nella società-da 2010 al 2014
 pagg 434

 
https://issuu.com/terivolini9/docs/biografia_artistica__teri_volini__3a_parte_dal_201

Parte 4°a e 5a Work in progress