domenica 10 febbraio 2019

UN OMAGGIO al FEMMINILE SILENTE NELLA STORIA, il MONUMENTO ALLA DONNA IGNOTA

 

UN OMAGGIO al FEMMINILE SILENTE NELLA STORIA

dalla 
RICERCA  STORICO-ANTROPOLOGICA di Teri Volini

 e

Il PRESENTAZIONE  DEL MONUMENTO / MEMORIALE 
ALLA DONNA IGNOTA, un omaggio al femminile silente nella storia  

 

Un viaggio alla riscoperta del  Principio Femminile Originario

Esporremo una tesi: che - per il bene  dell'umanità - convenga  tornare ad onorare il principio femminile, nel suo aspetto di creazione, sostegno e alimento di vita.

Proporremo di riconsiderarne l'importanza quale  "guida di ciò che è terreno e umano verso  un senso superiore".

È previsto un premio per chi torna ad Onorare il principio femminile originario: l'apprezzamento  consapevole  della preziosità della nostra vita sulla terra, la bellezza del sentirci in connessione semplicemente come Persone, come esseri umani in cammino sul nostro meraviglioso pianeta.

 

Andremo indietro nei millenni,  però torneremo in  tempo per presentare il nostro  omaggio al femminile silente nella storia, il MONUMENTO ALLA DONNA IGNOTA. 

L'idea è di  partire dalla nostra  regione, realizzando qui il  Monumento / Memoriale  in forma scultorea o monumentale, posandone  la prima pietra ,
 in modo che sia la Lucania - antica terra di luce - a farsi gli iniziatrice  esemplare  di un'opera mai realizzata finora, e  ne  diventi patron d'eccellenza.

Una volta realizzata in anteprima in Basilicata, l'Opera verrà in seguito  proposta in differenti  versioni strutturali,  in ambito nazionale ed estero,  nei diversi modelli  e materiali secondo  cui è stata progettata. 

 Auspichiamo per questo  progetto  un illuminato sostegno, per attivare la realizzazione dell'inedito Monumento,  affinchè possa essere  un  punto di riferimento nel mondo.

 Il passato delle donne assomiglia ad una conchiglia. Portandola all'orecchio e grazie a molta concentrazione, si riesce a coglierne un brusìo segreto, una sorta di mormorio ... Sono le donne che si rispondono di secolo in secolo; da un'epoca, da una civiltà all'altra, con una voce che essenzialmente  è sempre la stessa ...Soltanto oggi siamo arrivati a comprendere che si tratta di una voce unica ... Ma, a volte, la conchiglia non lascia udire alcun suono: anche in epoche loquaci e articolate, sulla vita delle donne è caduto  un alto, drammatico silenzio ... 


Questo suggestivo brano tratto da Voce Donna della  scrittrice Angela Bianchini, 1979, suggerisce con estrema acutezza il tema di un
'appassionata  ricerca  storico-antropologica che da tempo mi ha coinvolto: quella sul   silenzio femminile nella storia e - in stretta corrispondenza - sul singolare destino di quel principio originario; il suo primitivo   splendore in tempi antichissimi e il  successivo, apparentemente inesplicabile declino.

 Quella della donna è stata sempre storia oscura: silente nella sua quotidianità o ridotta al silenzio -  messa in difficoltà, o comunque non favorita dalla cultura dominante  - negli altri casi: quelli in cui la donna cercava di emergere e di esprimersi, di mettere in luce le sue qualità, le sue capacità, di chiedere  diritti e  rispetto di questi. E spesso  tocca  parlare ancora al presente. (Bianchini )


Capovolgimenti

Durante la  ricerca, ciò che mi ha maggiormente colpito è stata  non solo la mancanza di riconoscimento del valore femminile nella storia, ma  il verificarsi di  un totale capovolgimento:  dall'onorare la vita che sempre si rinnova – tramite le madri -  al dare grandi onori  a coloro che davano la morte - i guerrieri, i condottieri.

Mi sembrava assurdo che al  dare, nutrire e curare  la vita e le relazioni  fosse stato attribuito nella storia  un valore minore rispetto alla produzione della   morte per mano umana, declinata  in tutta la gamma possibile di crudeltà, terrore,  violenza, con il  suo punto massimo nella guerra, in tutte le guerre  che hanno imperversato nei tempi storici - e che  a tutt'oggi infiammano tanti luoghi del pianeta, frenate appena  dalla paura di una catastrofe totale e definitiva.

 

Già nel 1957 la scrittrice  Simone de Beauvoir, ne Il Secondo Sesso, scriveva :

continuiamo a vivere - come del resto in tutto il tempo storico -  in una civiltà “necrofila”, che onora e dà potere a chi dà la morte, non a chi dà la vita...

Tuttora,  come ci ricorda la  teologa americana Mary Daly:

questa nostra società/cultura è  arrivata, insieme al cosiddetto progresso, a un punto di non-ritorno …


Sempre nella metà del xx secolo, lo psicologo e psicoanalista tedesco

Eric Neuman sottolineava che:

Il principio femminile nel suo aspetto di creazione,  sostegno e alimento di vita, è stato diminuito e  stigmatizzato proprio per diminuire il potere insito nel suo valore originario - quello ben riconosciuto nelle prime civiltà matriarcali o matrilineari - dal principio della coscienza Maschile patriarcale.

 

Il prevalere della morte sulla  vita

A  conferma di tale innaturale sovvertimento -   - c'è tutta una storia di dominio e conquista, con conseguente esaltazione, celebrazione e monumentalizzazione di re, dei, eroi, conquistatori, in  onore dei quali  sono state innalzate  colonne, statue, stele, memoriali; ad essi sono state  dedicate  templi, strade e piazze e... monumenti


A rafforzare,  giustificare e consolidare tale modalità mortifera  nei millenni è stato il più sconsolante dei  pregiudizi,  iniziato con gli antichi greci  e consolidato dall'autorevolezza di quella cultura: quello della ineluttabiltà  della guerra; la fatidica affermazione che la guerra fosse da sempre esistita: quasi  un destino, un dato biologico dell'umanità, iscritto nel DNA.


Oggi è possibile sfatare tale falsa credenza,  grazie alle  inconfutabili  prove  dell'esistenza di una cultura pacifica, senza  armi letali e senza fortificazioni: una società antichissima, i cui reperti di altissimo livello mostrano quanto fossero fiorenti l'artigianato e  l'arte, tanto da far dichiarare ad un grande studioso, lo storico dell’arte tedesco Sigfried Giedion,  che quella  del periodo paleo e neolitico - che egli definisce spaziale - è in assoluto una delle espressioni artistiche più compiute mai realizzate, per  bellezza, purezza e potenza.  


GIMBUTAS 

Ed è stata - non a caso  - una donna,  l'archeologa dott.ssa Màrija Gimbutas, sostenuta dalla ferrea fiducia nell'esistenza di una civiltà pacifica e matricentrata, a scoprirne le prove, con importanti ritrovamenti in tutta la Vecchia Europa    dopo  anni di scavi, in cui ritrovava sempre  armi  e ancora armi … La studiosa di origine lituana ha scoperto nella Vecchia Europa  un ordine sociale - in  un periodo che va circa dal 6500 al 2500 a.C - in cui le donne, come capi-clan o regine-sacerdotesse, ricoprivano un ruolo dominante e godevano di una situazione privilegiata.  Con la sua singolare assenza di immagini guerresche, di fortificazioni e  di dominio maschile, l'arte  di quel remoto tempo  ci offre la realtà incontestabile che  l'antica Europa e l'Anatolia, come la Creta minoica, erano una “Gilania”.


Il  termine è stato coniato dalla scrittrice  e ricercatrice  Riane Eisler e indica  una struttura sociale caratterizzata dall'uguaglianza dei due sessi: gy da gynecos, Donna e ania da andros, Uomo, collegati da una L come legame tra le due parti dell'umanità.

 

L' antica  voce  

La rivoluzionaria scoperta di Gimbutas  sembra incoraggiarci  a   recuperare  l'antica  voce delle antenate,  ed insieme  l'energia  e l'autorevolezza di quel principio femminile originario, dal cui forzato appannamento e declino sono derivate  tante    sofferenze  per tutta l'umanità:  a causa di quella mancanza, per   gli stessi  uomini   molto è andato perduto della bellezza e della pienezza  del vivere … Come  si può  infatti  essere  felici nel disequilibrio tra le due componenti dell'umanità? Come parlare di benessere e di civiltà quando  prevale l' imparità tra gli  esseri; se una delle due metà del cielo - la parte femminile,  madri, mogli, figlie, sorelle etc. -  viene  svalutata?

Perchè - per tanti secoli e  millenni- è questo che è accaduto.

Fortunatamente, una diversa coscienza si è venuta man mano attivando  e oggi un crescente numero di persone comprende l'importanza  del  ripristino  di quel valore, in tutta la sua verità: senza equivoci e con chiara visione.

 

Chiarimenti

Prima di parlare del monumento ad esso dedicato, val la pena attivare una  riflessione per  comprendere che cos'è  l'autentico principio femminile – onde evitare ogni possibile fraintendimento  con quelle caratteristiche storicamente attribuite ad esso

Queste ultime  in realtà sono solo state  le “armi improprie”  con cui le donne si sono difese, hanno cercato di sopravvivere o di avere un posto nelle  società escludenti di tutti i tempi storici – salvo  poi in molti casi adeguarsi a quella modalità, diventando complici del  patriarcato, con l'accondiscendenza, la compiacenza, il compromesso, la sete di potere invece che di servizio all'umanità.

  

Il  PFO,   PRINCIPIO FEMMINILE ORIGINARIO

L’autentico principio femminile non ha nulla a che vedere con quelle modalità: esso riguarda  tutto ciò  che onora la vita, l'Autenticità, la Dignità, la Libertà,  la Responsabilità: un bene comune  fondamentale,  indispensabile per l'evoluzione umana.

La cosa più stupefacente, è che il PFO non è un'attribuzione di genere: benché attenga  per sua stessa  natura  alla donna - nella sua  qualità  di mettere al mondo e nutrire delle creature, in un atto  di alto servizio all'umanità tutta - il PFO non è né attribuzione esclusiva, né proprietà del genere femminile.

 Il PFO è un valore universale, che va condiviso  con  ciascun essere umano; anzi necessita di essere riconosciuto, assimilato, direi “adottato”,  dal maschile, quello che  riconosce la modalità  patriarcale come inutile e distruttiva  e se ne allontana: l'uomo nuovo, consapevole, aperto, vitale...

Il motivo è semplice: solo così i valori di cui il PFO è portatore, hanno  la  possibilità di crescere e di affermarsi, non solo per il bene delle donne, ma di tutti gli esseri e del pianeta che ci ospita.

Questo bene, questa crescita materiale e spirituale, questo balzo evolutivo - quella che noi possiamo chiamare la nuova terra, la nuova umanità - si realizza solo con questa complicità,  solidarietà e compartecipazione.

 Ce lo ricordavano già illuminati studiosi, filosofi, psicologi, psicoterapeuti, ad es. Neumann,   

Il rischio per l'umanità consiste  proprio nello sviluppo cosciente unilaterale patriarcale dello spirito maschile, non più equilibrato dal mondo “matriarcale” della psiche... L'uomo occidentale deve assolutamente pervenire ad una sintesi nella quale venga compreso in modo  fecondo  il mondo femminile... Solo  lo sviluppo integrale del singolo renderà possibile una vita feconda della comunità.

 

La  ritrovata consapevolezza  delle donne

 

Anche le  donne devono riappropriarci del PFO, ma solo dopo averne compreso appieno la reale natura, perché non è dato per scontato che ne abbiamo vera  consapevolezza. Per tutte sarà   estremamente  liberatorio scrollarsi di dosso le pesanti corazze - travestite da veli leggeri e velluti variopinti - che abbiamo dovuto indossare per millenni; le strutture instabili e pericolose, gli schermi e gli schemi giocoforza adottati – e che ci sono costati molto cari, la rinuncia alla nostra  autenticità...

Ma con la nuova coscienza  dell'importanza, della bellezza e del fulgore di quel valore ormai ri-conosciuto e ri-attivato, e con la sua condivisione,  non ci sarà più bisogno di finzioni o tattiche, né di porsi in antitesi con le altre donne, di considerarle delle concorrenti o delle nemiche – come accadeva in un non lontano passato.

Di fronte alla profonda crisi che  la società odierna vive, una   crisi  così estesa  in tutti gli ambiti socio - politico- culturali - economici a livello mondiale,

è auspicabile -  anzi è certo - che venga accolta volentieri una tale nuova visione,  strettamente collegata con la pace, l'armonia, il rispetto  di ciascun  individuo, al di là del genere, della razza, dello stato sociale, economico e culturale.

È quanto si augurava anche il prof. Joseph Campbell, studioso dei miti e dei simboli dell'antichità.

È impossibile non avvertire l'evidente rilevanza  del bisogno universalmente riconosciuto nel nostro tempo di una generale trasformazione  delle coscienze. Il messaggio è che si apra un'effettiva epoca di armonia e di pace in consonanza con le energie creative della natura, come nel periodo preistorico di  oltre 4000 anni che ha preceduto i 5000 di quello che James Joyce ha definito un incubo - di contese determinate da interessi tribali e nazionali - da cui è sicuramente giunta l'ora che questo pianeta pianeta si desti. dalla   prefazione al libro di Marija Gimbutas The Language of the Goddess, Harper & Row,1989) 

 

La voce delle antenate

Se attiviamo  quella  conoscenza che è anche apertura del cuore,  è in quel momento che iniziamo a percepire  la voce stessa delle antenate,  che ci  chiamano dalle epoche passate,  chiedendoci  di non essere  dimenticate,  di non rimanere inghiottite nel silenzio dei millenni,  di essere  riconosciute e onorate.


Da  tempo  ho ascoltato quella   richiesta, chiedendomi come  potessi  onorare al  meglio il principio femminile che  le donne ignote avevano incarnato.

Ascoltare quella voce - le innumeri   voci -  comporta un'immediata visione  delle donne di tutte le epoche, di tutte le età, condizioni sociali, di ogni provenienza, cultura, aspetto fisico e carattere.

Delle donne  più  semplici, quelle senza specificità, importanti  già  nel loro essere  generatrici  dei figli dell'umanità,  da esse dati alla luce   anche  a costo della  salute,  spessissimo della stessa  vita. 

Ascoltare quella voce  significa visualizzare innanzitutto le donne  che nei secoli  hanno   svolto il  compito generativo,  generazione dopo generazione,  e riconoscere quanto essenziale sia  stato per il prosieguo dell'umanità.

Significa  riconoscere l'importanza della cura, delle  relazioni, del sostegno che le donne hanno offerto ai loro uomini, ai figli, alla famiglia, al gruppo sociale, e non dare per scontata la dedizione verso i più deboli, i malati, i vecchi, gli  emarginati...

Osservarne il silenzioso, sotterraneo lavoro, sentire la sofferenza della mancata valutazione.
Ascoltare quella voce significa onorare quelle donne che -  pur avendone le qualità -  non hanno potuto esprimersi, per l'ignoranza e il pregiudizio del loro tempo; quelle cui è stato impedito di avere istruzione, indipendenza, lavoro, di crescere  secondo  le loro potenzialità,  anche quando erano consapevoli di ciò e  e provviste  di talento: e
 spesso  tocca  parlare ancora al presente.


Quelle che  nonostante  le loro doti  straordinarie non  sono state sostenute, lasciando che la creatività si inaridisse. Quelle che  proprio  per le loro doti  straordinarie hanno subito l'ostracismo dei loro contemporanei e quelle ancor più sfortunate che sono state  demonizzate  e distrutte.

Le donne  che nonostante le  inimmaginabili opposizioni e difficoltà, hanno perseverato  nell'esprimersi nei vari campi, riuscendovi, seppure  in parte e con enormi sacrifici. Le donne che hanno avuto  il coraggio di andare controcorrente, le ardimentose che sono riuscite a  intuire, preparare e proporre  i cambiamenti di cui noi oggi usufruiamo. Le donne che  con fatica e determinazione  sono riuscite a realizzarsi nella dignità e senza compromessi  nei diversi campi che  prima erano loro preclusi, diventando delle  antesignane.

A tutte le donne che ancora oggi non chiedono  favori ma il  rispetto dei loro diritti.  A tutte loro  ho pensato nel progettare il Monumento alla donna ignota.

 

Realizzazione del Monumento

Contemporaneamente alla realizzazione della ricerca, a lungo  sono andata  in esplorazione esterna e interiore per cercare  - da  artista visiva - un'immagine    efficace, non convenzionale, non   figurativa  per il monumento  e il Memoriale.

Sono stata ispirata in questo dalla potenza degli archetipi, da quei codici  fondamentali,  immagini primordiali, astratte,  con cui si esplicitavano  dei concetti  di grande complessità. Mi sono dedicata quindi alla creazione di forme geometriche, che richiamassero o evocassero quei simboli originari, ritenendo che la  forza significante dell’astrazione e la sintesi  incarnata dai simboli  potesse  comunicare pienamente l'intenso  significato del Principio Femminile Originario.

 Credo di aver fatto un buon lavoro, e tutto è  pronto per l'attuazione di  quest'opera innovativa, in grado di parlare direttamente alla mente e  al cuore dei  singoli individui,  e all'immaginario collettivo.

 Un'opera in grado di   dar voce - attraverso la sua stessa forma e la sua presenza in luogo pubblico - alle innumerevoli  donne che  hanno  incarnato il  Femminile  nei millenni, comprese le nostre stesse madri, nonne, zie e tutte le nostre antenate.  

 

I NOMI

Sono stati progettati più modelli, in diversi materiali,  pietra, marmo, bronzo, acciaio .. Ciascun modello  è oggetto di una specifica relazione descrittiva

Ciò che  hanno in comune, sono I NOMI. Innumerevoli nomi di donne, nelle diverse lingue delle tante  nazioni, di tutti i tempi,  incisi,  dipinti o scolpiti  secondo un'onda ideale che crea a sua volta una forma significante e significativa.

La scelta del materiale e le dimensioni  dipendono dall'enfasi  che si vuol dare al monumento. Può essere realizzata una  scultura o un memoriale.

La scelta del materiale e le dimensioni dipendono dal luogo in cui l'Opera è installata,  in certi casi è la struttura stessa  luogo  a  suggerire il materiale più adatto.

Nella sua versione di Memoriale, la maggiore   dimensione abbraccia il luogo stesso, in una feconda interazione con l'ambiente urbano o natrurale, condizionando architettonicamente la struttura in cui viene collocato, o  adeguandosi alla  conformazione del   luogo e alle sue caratteristiche.

Il maggiore  respiro dell'opera come Memoriale - ad esempio in una piazza - ne permette l' espansione con interventi anche a livello di pavimentazione.

In caso di allocazione nei pressi di una fonte d'acqua, si aggiunge la  possibilità dell'effetto di rispecchiamento del monumento e dei nomi, che rappresenterebbe  metaforicamente un  risarcimento per  il mancato riconoscimento del femminile nella storia: proprio ciò che  ora è  il momento di attuare., ma solo con il  sostegno delle donne e quello  dei più  illuminati amministratori istituzionali.

 

I valori della vita, della cura, del nutrimento,

la Responsabilità, la Condivisione,  la costruzione  della Pace,

 l'Integrità, il Coraggio, il fiorire dell'Amicizia,

il Sostegno, la Fiducia, l'Autenticità,

la Coscienza, l'Armonia, l'Espansione,

la  Verità, la Libertà, la Creatività,

il Rispetto per tutti gli esseri e per la natura

figli del principio femminile originario,

condivisi  e praticati da  uomini e donne di buona volontà,

sono i  valori della nuova terra

i semi  della nuova umanità …

 

Teri Volini